Ho il velato sospetto di piacere a una donna.
Una donna dal passato prossimo molto, molto movimentato.
Sguardi intensi e incessanti, complimenti espliciti, quando può mi si avvicina e mi zompa in braccio.
Se avete qualche consiglio diverso da:
‘eventualmente smettila con gli aperitivi’
‘cambia bar’
‘datti alla numismatica’
‘frequenta più pensionate’
‘regalale una real doll’
ecco, beh, sarà meglio.
(e no, non ho filmini da regalare e/o vendere)
Ore 21:00
Esterno, pioggia leggera, 17 gradi celsius.
Ore 21:05
Interno bar.
Caffè, un bicchierino di rum, 25 gradi celsius.
Un libro mirabolante.
Una ricetta diabolicamente divina.
Un film piuttosto interessante, divertente, cagato poco dal mondo. Purtroppo.
Una canzone scema ma interpretata alla grande, vieppiù dimenticata (non da me eh, che ci ho anche il 45 giri).
In definitiva, una perfetta conversazione decadente col mio barista preferito.
Non vi dico che sarabanda ormonale m’ha smosso dentro.
D’altronde se mi date un uomo, anzi, un uomo che cucina e che mi chiede persino le ricette, che parla di cinema, di letture e di antiche puttanate da rivalutare, io sarò sua immediatamente.
Vi do ufficialmente il permesso di chiamarmi Vacca Stupefatta.
Il prof. ha chiesto a me e alla mia compagna di tesi di compilare una scheda, con dati personali, foto, curriculum e obiettivi futuri.
Perché ho deciso di buttare nel cesso la tesi a cui sto lavorando da un anno e ricominciare tutto da capo.
Nuovo prof, nuovo argomento, nuove pile di schizzi sulla scrivania.
Forse vi starete chiedendo il perché (ma anche no?).
Perché sono masochista?
Perché sono perfezionista?
Perché sono cretina?
Beh, l’alto tasso di cretineria nel mio modo di stare al mondo è comprensibilmente un dato di fatto, quindi non escluderei masochismo e perfezionismo che, in effetti, sono due stati mentali dai confini non troppo distanti, né tra loro, né da me.
La scheda pare sia venuta bene, almeno per quanto riguarda l’uso di photoshop.
Ma sorge un problema.
Compilare
Rappresentano un mantello dell’invisibilità, tipo quello di Harry Potter, solo che è al contrario: tutti possono vedermi mentre io non riesco a vedere una mazza.
In definitiva: sto brancolando visibilmente nel buio da parecchio tempo.
Avevo le idee molto più chiare a 5 anni, quando era facile sognare beati mondi dorati e dolci colline perché era tutto molto più semplice. Mi vedevo come una specie di san Francesco metropolitano ma senza chierica. Anzi, con un taglio e un colore di capelli da urlo.
Beh, non a caso sono figlia di una sciampista.
Ma comunque.
La decisione definitiva di non seguire le sue orme sopraggiunse quando iniziai a dormire con le mie prime ballerine di vernice vicino al letto: le scarpe mi piacevano troppo per vivere una vita con dei sandali di cuoio obsoleti e cigolanti.
Anche se oggi sono stati sdoganati dal più confortevole (quanto orrido) sandalo da scoglio, col calzino nero o grigio topo abbinato, non ho cambiato idea.
E non me ne sono fatta altre.
Insomma, nello spazio bianco sotto a quel titolo così antipatico e pomposo forse dovrei scrivere:
Mah, guarda, fai un po’ te. E magari poi dillo anche a me.
La mia cellulite, da oggi, non mi fa poi così schifo.
E quindi è di nuovo lunedì.
Il giorno che ti ricorda che sei ancora la stessa persona, con le stesse abitudini, il giorno che ti riporta definitivamente sulla terra, ma con le gomme sgonfie.
Ah no, giusto, a quello ci pensa la coda della domenica sull’autostrada.
Comunque, durante le vacanze ho letteralmente divorato l’ultimo album dei Black Keys; in maremma il loro blues rende tutto ancora più magico di quanto lo sia già realmente.
Oh, sarà stata la bella stagione, oppure il Twister, o forse saranno stati gli ormoni primaverili, boh.
Poi ho eletto il papavero come nuovo guru.
Il papavero sembra sapere dove sia il posto adatto dove sembrare ancora più bello, più rosso, più vivo.
Elegante ma con carattere, leggero ma intenso, gestisce i suoi pochi giorni di vita con decisione e grazia.
Nonostante sia lunedì, tuttavia, sono incredibilmente rilassata. Ho una valanga di ispirazioni per il guardaroba estivo e no, alla terrificante indigestione con 38.5 di febbre di qualche giorno fa non ci penso più.
Penso solo alla goduria gargantuesca durante le abbuffate e al fiume di vino in cui ho praticamente fatto il bagno.
Aprile, dolce dormire.
Aprile, le piante sono in fiore.
Aprile, piove come diolamanda, porcamadosca.
Tra qualche giorno partirò col moroso per una due-tre-quattro (forse anche cinque) giorni in completo relax.
Piove? Non si va al mare? Evvabeh, ci si arrengerà ad ammazzare il tempo in qualche modo.
La qui presente vostra affezionatissima ha intenzione di far contento il suo Pezzettino con una roba gustosissima.
Una sorpresa che di sicuro non si aspetta, ma comunque sarà una volgare puttanata affinché lui la possa davvero apprezzare.
Perché noi due messi insieme siamo più vicini al suino che all’essere umano.
E poi siamo cresciuti negli anni ’80.
Quindi evento a tema ’80 voglia disco party’:
Inizio sfizioso con partita di strip-Twister.
Breve pausa e super abbuffata di nutella. Senza pane, però.
(...)
Dvd ‘Ritorno al futuro’.
Seconda probabilissima abbuffata di nutella.
Forse una terza.
Ma adesso vi voglio. Perché ho bisogno di un consiglio di quelli giusti, perché la magia potrebbe trasformarsi nel momento proverbiale in cui
Della serie: ho fatto un fiore, ma non voglio cagarci sopra.
Insomma, consigliatemi una giusta, fighissima, memorabile colonna sonora per la partitona.
Ah, per il post partita, tranquilli, ci penso da me.
Dunque, un blogghicidio.
Sulla scia dei molti bloggers delusi e sconsolati chiudo il blog anch’io.
Ma dell’Italia e di tutto il suo cucuzzaro, in realtà, me ne stra-sbatto i coglioni.
Su, adesso consolatemi e imploratemi di non chiudere.
O eventualmente imploratelo di ravvedersi.
(ma mi accontento anche di un set completo di bamboline vodoo con il dna della sposa eh)
Il brutto delle cene aziendali è che ti tocca sorbire i colleghi (che la maggior parte delle volte sono delle vere e proprie piaghe da decubito) anche dopo averci lavorato.
Tutto il giorno.
Tutti i giorni.
Da mesi.
Oddio, da mesi se ti va bene. Perché se ti va male, soprattutto di questi tempi, c'è anche il caso di finire nel tunnel della Sambuca e ritrovarti a chiamare ‘colleghi’ i vicini di cartone sotto il ponte.
Il brutto delle cene aziendali del tuo moroso è che a volte ti tocca accompagnarlo. E ascoltare.
Che non si parla di musica, di letture, di cinema, di messe in piega o di culi pelosi. Si parla dei (suoi) colleghi che non sono presenti. Che tu, ovvio, conosci solo di striscio. O per nulla.
E quei pochi con cui hai avuto un lontanissimo e fugace dialogo, oltre a non esserci, non ti interesserebbero nemmeno se ti ritrovassi incidentata con loro sull’isola di Lost.
C’è anche da dire che nessuno di loro assomiglia a Sawyer, comunque.
Il bello dell’ultima cena aziendale del tuo moroso è che invece di stare ad ascoltare ore e ore di smazzamenti mentali, ti ritrovi, tutta contenta, a fare da babysitter alla bimba tre-enne della padrona del ristorante.
E va anche a finire che ti viene un’urticante, desolata e non corrisposta voglia di bambino.
Ma sì, lo so, passerà.
Oddio, spero.
Ho una gran voglia di aria nuova, sconosciuta.
Aria che non ho mai respirato, aria senza filtro, aria consistente.
Aria che non mi faccia starnutire, aria che non mi faccia venire la malinconia, aria -perché no?- leggera.
Eppure, qui, c’è sempre lo stesso tanfo di chiuso.
E non basta aprire le finestre, passare il folletto e dare una rinfrescata.
Stesse campagne, stesse facce, stesse idee.
Dice ‘già, ma votare è un dovere’.
Dico ‘beh, insomma, ma anche no’.
E’ un punto di vista svilente e sterile lo so, ma non sono una da ‘mi accontento del male minore’. No.
Qui non ho mai parlato di politica (e continuerò a non parlarne), ma oggi voglio guardare le cose da un altro punto di vista.
Perché in politica, prima di tutto, ci vorrebbe un po’ meno politica e un po’ più di palle.
Un giorno di questi vorrei tanto svegliarmi e ammirare un gran pezzo di politico sul giornale che leggo mentre faccio colazione. Un concentrato, un frullato, uno shakerato di:
Tilda Swinton - è colta, interessante, atipica, ed è riuscita a far convivere felicemente due galli nel suo pollaio. L’uno, il compagno di vecchia data e padre dei suoi figli, e l’altro, il giovane amichetto bello e dannato che l’accompagna alle serate di gala mentre il vecchio rimane a casa a badare ai figli. Chapeau, ragazza.
Il mio istruttore di guida - architetto mancato, scrittore per hobby, simpatico e arguto. In molti gli hanno proposto di candidarsi come sindaco, ma lui niente. Non ne vuole proprio sapere. Lavora felicemente nella sua piccola autoscuola, e gli va bene così.
‘Troppe beghe, non avrei più tempo per le mie letture e i miei disegni’.
Una bottiglia di sangiovese - il sangiovese è robusto, elegante, sanguigno, persistente, genuino. Non è prepotente, ma si fa intendere perché ha davvero un gran carattere.
Trascuriamo il prodotto.
Trascuriamo lo spot.
Trascuriamo persino tutti gli altri prodotti a tema.
Ma in Italia (altrove non so) solo le donne sono stitiche?
