In ogni famiglia, in ogni casa, in ogni cuccia, c’è un certo oggetto.
Un oggetto portato inspiegabilmente appresso da generazioni, il regalo indesiderato e infido, che ricompare saltuariamente (ma solo quando ti girano i menestrelli).
L’oggetto in cui sbatterai ripetutamente malleoli, ginocchia, gomiti, quando sei di fretta e stai uscendo, magari con la francesina tacco 12 di vernice che, tanto carina per carità, ma ti farà planare con poco garbo sulle scale in pietra serena dopo un carpiato dal quoziente di difficoltà di 5.8.
Ma tu non hai il carrello come gli aerei, no. Hai gli incisivi.
Un oggetto che, porcatroia, non ti spieghi.
L’oggetto meglio conosciuto come ‘la ruota di superfantozzi’, inutile e riottoso.
L’oggetto che ti fa venire voglia di far causa alla ditta produttrice perché è più nociva del nucleare.
Perché trovare nella tua nuova casa una tavoletta di truciolato stampata per giocare con la roulette (???), per di più imbarcata, e con inspiegabili pezzetti di nastro adesivo che penzolano ai lati, beh, francamente non so.
So solo che apparteneva a certi parenti.
Ochei, adesso ritorno ad affogare le mie paranoie nei liquidi biliari.
E nell’acqua ossigenata.
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1. sì, sono ancora viva, dentro.
2. no, non sono ancora morta di consunzione. La Balenciaga attenderà (porcatroia!).
3. ho una Hermès nuova di zecca che mi ha fatto completamente dimenticare blog, gente, cazzi e mazzi.
4. fessbuc mi ha risucchiata anche meglio di una lipo addominale e no, non me ne vergogno.
5. no, non sono bionda, sono al cedro.
Quasi sempre, e non sto qui ad elencarvi i motivi (certo, potrei farlo per il mero gusto di rompere i coglioni), coltivo con amore una paradossale, sottilissima vena di masochismo.
Certo, la cosa non stupisce perché sono una donna.
E il masochismo è la cassa di risonanza di qualunque donna su questa terra.
E’ il suo marchio di fabbrica, il certificato di garanzia.
Ma sono anche una donna molto poco complicata, con qualche cicatrice, un tatuaggio home made, e un’insolita, improbabile pazienza.
Riesco anche a resistere a qualche (no, a nessuna) tentazione.
Poi passo davanti a un negozio.
On air: Lola - the Kinks
Le feste sono andate, il 2008 col suo (ma soprattutto col mio) bel carico di disgrazie e malumori è anch’esso andato (graziaddio, grazialcazzo, graziappiero), non sto cagando più il blog perché sono impegnata a lavorare e a rinchiudere la mia (vecchia?) vita in scatoloni di cartone 60x60x80.
E poi ho inaugurato il 2009 con un incriccamento cervicale-lombo-sacrale da antologia.
Siccome i cambiamenti mi fanno specie ma anche felice come un mestolo di nutella, voglio inaugurare questa ventata di novità con una bella puttanata.
Amiciziatevelo con ardore, che lo farete contento come un porco!
Vi amo tutti (praticamente vi tromberei),
la vostra affetsionatissima
Conva
Io amo mio padre.
Vi sembra che la cosa abbia un non so che di incestuoso e perverso?
Naaa, niente di tutto ciò.
Lo amo, è vero, ma non per una questione edipica irrisolta, né per il fatto che lui è il mio donatore genetico maschio, né per il fatto che è lui che ha pagato un pozzo di soldi per la mia istruzione, macchine, tipo 6 telefoni, pc, frizzi e lazzi vari.
Né per il fatto che ogni giorno lo sento lamentarsi ad alta voce ‘Ho una figlia che fa i rutti, che bestemmia, che fuma il sigaro, che gioca a carte. Cazzo, perché?’
Mi ha fatto conoscere un sacco di ottima musica grazie ai suoi lp e ai suoi 45 giri.
Se non torno a casa prima delle 10 di mattina (dalla sera precedente) mi manda un sms (mi manda un sms!) del tipo ‘la direzione dell’albergo La disturba per sapere cosa desidera per pranzo’.
Odia la Palombelli con tutta l’anima.
Scrive con la matita per le labbra dei messaggi molto poco subliminali per mia madre, in bagno.
Sulla carta igienica.
Oggi, poi, gli ho chiesto a cosa servisse l’albero di abete completamente spoglio che stava scaricando dal tetto della macchina.
‘O questo?’
‘E’ per quel budello di tua madre’
‘Per farci?’
‘Boh, se lo stantufferà nel culo’.
Io lo amo proprio mio padre.
Non credo ai vaccini influenzali.
Non credo all’omeopatia.
Non credo (leggi: odio) all’ingurgitamento compulsivo di arance e mandarini per fare il pieno di vitamina c.
Credo allo zerinol, all’aspirina e al moment gocce.
Credo anche ai tremila bilioni di bacilli che il tizio di due metri per 300 chili mi ha scaraventato in pieno volto con un colpo di tosse, stamattina, in farmacia. Scaruffandomi parecchio, oltretutto.
E credo che andrò a cercarlo, se un attacco diarroico mi coglierà, per restituirgli il favore e magari per rifargli l’imbiancatura del bagno.
Eh già. Sono una personcina proprio generosa, io.
Specialmente nel periodo natalizio.
