
Dunque, parliamone.
Quel troccolare, almeno a me, non sembra poi così fastidioso. Cioè, c’è tanto di peggio.
Tipo.
La puzza di soffritto della vedova del piano di sotto che cucina. Ogni mattina. Alle cinque.
Quella che batte il tappeto 60 volte per lato. Sopra ai panni stesi che hai appena lavato.
La lavatrice in funzione di notte.
Va beh che lei così mi risparmia, signora Tummistufi, e questo fa di lei una personcina proprio ammòdo. Ma spostalo da un’altra parte, testadicazzo, quella sottospecie di residuato bellico.
E poi ci sono loro: gli scoreggioni. Ne vogliamo parlare? Vogliamo inserirla una clausola contro i pèti molesti del dopo pasto?
Cioè, il camminare con i tacchi dovrebbe essere un diritto sacrosanto, quasi un dovere, per tutte le donne.
Che senza di loro, con tutta probabilità, Truffaut non avrebbe detto ‘le gambe delle donne sono compassi che misurano il mondo’. E non credo affatto si riferisse alle portatici (in)sane di Superga.
Che senza di loro, un fondoschiena a lavatoio come il mio non farebbe altro che accentuare quello che è in realtà: la quintessenza del culo a lavatoio.
Che senza di loro, per baciare -finalmente- quel tipo di
Che senza di loro non ci sentiremmo, anche solo per un paio d’ore (soglia oltre la quale l’amor proprio si trasforma nel signor Tafazzi), un po’ più su di carrozzeria.
Almeno dieci centimetri sopra alla buzzurra acidona che non se li mette perché la sua personalità è tanto grande da non lasciarle il tempo per preoccuparsi del proprio aspetto fisico.Io non ho bisogno di certe frivolezze, sono una col cervello. Non spendo in vestiti, spendo in libri.
Figuriamoci, niente di più falso.
La verità, cara mia, è che tu hai un gusto pessimo, poca creatività e scarso senso della realtà.
Dunque, tutto, ma i tacchi no. Proprio no. Non me li toccate.
Però vi do una dritta: magari, quando scorreggiate, fatelo al ritmo di un bel disco di John Zorn, così magari credo che sia soltanto buona musica.
Oppure andate su Cinico Tv.
Che come scoreggiano loro, nessuno mai.

