Il più grande svantaggio (o vantaggio?) dello scrivere in rete è che, dopo un ragionevole tot di tempo che lo fai, quello che leggi o quello che vuoi scrivere ti sembra tremendamente scontato.
Famiglia, amanti, stili di vita, cibarie, televisione.
Non riesco a stupirmi più come prima.
Il che è anche positivo perché l’innocenza da cui ho cercato -per anni- di liberarmi, dunque, sembra aver finalmente capito che non è la benvenuta.
Ma come il ciclo mestruale, e come il cosmo con le sue fasi lunari, anche nel web presto o tardi si ripresentano certi post.
Logori, abusati, una periodica e dolorosa rottura di coglioni.
A cui, a volte, non puoi purtroppo esimerti dal commentare.
Tranne me e i miei polpastrelli, che latitiamo praticamente sempre (ma vi pensiamo).
Anche io, tuttavia, non ne sono immune. Ho scritto i miei post sulle chiavi di ricerca di shynistat, ho scritto di avere un blocco, ho scritto del mio rapporto con l’altro sesso, ho scritto della televisione immondizia, ho scritto velate (velate?) prese per il culo, ho parlato male della Ventura e di Costanzo.
Ho scritto delle mestruazioni.
E ho detto tutto.
Cioè nulla di nuovo.

